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Biologia Marina
Ho sempre avuto la curiosità di sapere come si chiamavano i pesci che vedevo nel mare, come vivevano quali erano le abitudini e sopratutto come si cibavano e quanto potevano vivere.
La curiosità si accentuò e divenne quasi uno studio sistematico quando acquistai un acquario marino di 300 litri.
Nel momento in cui divenni poi istruttore subacqueo la passione si trasformò quasi automaticamente in un dovere professionale, non potevo permettermi di non sapere nomi, abitudini vita e quant'altro dell'ambiente marino, non potevo fare brutte figure di fronte all'allievo che ti chiede se il tale organismo è pericoloso o no, cos'è quello strano filamento verdastro che fuoriesce dalla roccia o come mai determinate specie si vedono più facilmente di notte che di giorno.
E così da una meticolosa consultazione di vari libri, ma più che altro da un profondo studio fatto sul campo ho fatto sì che quella iniziale curiosità diventasse una vera e propria passione terminata qualche anno fa con la stesura di un libercolo intitolato "Appunti di biologia marina" che di quando in quando aggiorno con una nuova edizione.
Questa sezione didicata alla biologia marina non sarà quindi una semplice descrizione dei corsi che posso offrire ai miei allievi ma una rubrica nella quale pubblicherò di volta in volta delle "schede" sugli abitanti del mondo marino, dai più comuni ai più insoliti raccontando di essi anche i miei incontri ravvicinati e gli episodi più curiosi.
Premessa.
Poichè sono un istruttore subacqueo ma non sono un biologo marino mi sembra doveroso e quantomeno corretto nei confronti degli autori ed editori elencare quali sono stati i testi dai quali ho attinto di volta in volta le informazioni che hanno contribuito a formare le mie conoscenze.
Bibliografia:
Maldive - Casa editrice Bonechi Firenze - 1985
Pesci delle Maldive - Edizioni Atlantis - Roma 1992
Common Reef Fishes Of The Maldives - Part 1 - Part 2 - Part 3.
Charles Anderson - Ahmed Hafiz - Novelty Printers and Publishers - Male, Republic Of Maldives . 1987 - 1989 - 1992
Ambienti e Pesci dei Mari Tropicali - E. Toronese - Calderini 1983
Animali Marini Velenosi e Le loro Tossine - F. Ghiretti - L. Cariello Piccin, 1984
Biologia Marina - C. Cognetti - M. Sarà - Calderini, 1981
Il Grande libro della Natura - Fritz Kahn - Vol II - Hoepli, 1964
Biologia Marina di Base - A. A. Fincham - Zanichelli, 1988
Squali - Rizzoli, 1988
Storia Naturale dei Cetacei - L. Harrison Matthexs - Mursia, 1987
Enciclopedia dei Pesci Marini Tropicali - Frank de Graaf - Primaris, 1978
Marine Fishes of Tropical Australia and South-Eats Asia - Gerry Allen - Wester Australian Museum 1997.
Marine Life of the Pacific and Indian Oceans - Gerald Allen - Ed. Fiona Nichols & Michael Stachels - Periplus Editions Singapore 1996
Undewater Indonesia - Kal Muller - David Pickell - Periplus Editions Ltd. 1995
Dangerous Marine Animals - B. W. Halstead - M.D, 1980
Dizionario di Biologia - RCS Rizzoli Libri S.p.A. Milano. 1988
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Ma cos'è la biologia marina ?.
La biologia marina è una branca della biologia che si occupa delle forme di vita animali e vegetali che si sviluppano nell'ambiente marino, delle loro interazioni con l'acqua di mare e, pertanto, con l'habitat del mondo sommerso. Le competenze della biologia marina sono vaste quanto l'ambiente stesso della materia e va dagli organismi più piccoli, come alcuni protozoi, ai cetacei, considerati probabilmente gli organismi più grandi della terra. Le varietà delle specie sia nei settori della flora che dalla fauna è così di vaste proporzioni che la ricerca non è mai stata così attiva come in questo periodo per la definizione e la catalogazione dei caratteri delle singole specie.
Un breve cenno storico.
Fin dall'antichità l'uomo ha rivolto il proprio interesse al mare come fonte di nutrimento e quindi a studiare gli organismi che vivono sott'acqua. Gli archeologi hanno ritrovato arpioni e armi realizzate con conchiglie in insediamenti umani risalenti all'età della pietra e, in Egitto, all'interno di una tomba faraonica vennero ritrovate indicazioni sulla pericolosità della "tetradotossina" una micidiale tossina presente nei pesci palla.
PARLIAMO DI:
BARRIERA CORALLINA.
La barriera corallina è una formazione tipica dei mari e degli oceani tropicali.
È composta da formazioni rocciose sottomarine biogeniche costituite e accresciute dalla sedimentazione degli scheletri calcarei dei coralli, animali polipoidi facenti parte della classe antozoa.
Questo tipo di ambiente è unico in quanto le barriere hanno creato delle isole e delle lagune in mari profondi, modificando sia il fondo sia le coste (ricoperte da sabbia finissima, frutto dell'erosione marina sui coralli e dell'azione di alcuni pesci che si cibano dei polipi come ad esempio il Balestra e il Pappagallo). Questa sabbia seppure esposta a temperature solari non indifferenti non brucia a camminarci sopra a piedi nudi, proprio perchè la sua origine è corallina e non silicea come quella di altre coste.
Le caratteristiche uniche dell'habitat che si crea a ridosso dei reefs sono dovute alla presenza dei coralli stessi che offrono riparo e protezione a migliaia di specie di pesci, crostacei, molluschi ed echinodermi (fantastici animali di cui parlerò prossimamente).
In Australia, al largo delle coste del Queensland, si snoda la più grande barriera corallina del mondo: circa 3000 barriere collegate tra loro e 900 isole, 345mila chilometri quadrati, oltre 2200 km di lunghezza con 1500 specie di pesci, (penso si tratti della più alta concentrazione di specie al mondo).
Le barriere oggi sono minacciate, direttamente o indirettamente, dall'attività umana, ivi compresa quella di noi subacquei. Pesca a strascico e l'utilizzo indiscriminato di ancore possono danneggiarle significativamente, mentre l'uso indiscriminato del veleno per stordire i pesci (per fortuna messo al bando già da alcuni anni) e il commercio in acquariofilia ha causato in alcune zone una morìa a macchia di leopardo dei polipi che si trovavano nella zona. Notizie certe e recenti dicono che anche per l'aquariofilia finalmente si è riusciti ad ottenere la riproduzione in cattività di moltissime specie e quindi per fortuna anche questo fenomeno va estinguendosi.
È recente l'allarme degli scienziati riguardo alle barriere coralline presenti nell'Oceano Indiano: qui più che in ogni altra parte si è registrato un aumento delle temperature specialmente nelle aree interessate dal fenomeno di El Niño come le isole Seychelles, presso le quali si è osservata nel 1998, in concomitanza al fenomeno meteorologico, la perdita del 90% dei coralli.
Una previsione pessimistica ma purtroppo realistica, è quella di alcuni scienziati dell'Università Australiana del Queensland che prevodono, a causa dell'innalzamento delle temperature medie dell'acqua, la morte della Grande Barriera Corallina entro 50 anni.
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I Crinoidi (Gigli di mare o Stelle piumate)
Le testimonianze fossili ci rivelano che i crinoidi presentano numerosi caratteri primitivi ed in passato erano molto più numerosi di quanto lo siano ora. Sono degli echinodermi cioè forme marine che comprendono: stelle marine, stelle serpentine, cetrioli di mare, ricci ecc. Il loro nome deriva dalla presenza di spine esterne o protuberanze ma i crinoidi si differiscono perchè sono sessili per una buona parte della loro vita.

I gigli di mare, così come vengono comunemente chiamati, hanno un corpo a forma di fiore e all'estremità si presentano con un peduncolo con il quale si ancorano al substrato. Possiedono cinque lunghe braccia ramificate e gli esemplari adulti si muovono liberamente, sebbene possano rimanere anche per lunghi periodi nello stesso posto. Personalmente ho avuto la possibilità di vederne in movimento solo un esemplare e una sola volta e ho potuto documentarne, per fortuna, la scena con la telecamera; ricordo ancora con quale emozione ho eseguito le ripresa.

Molte specie crinoidee sono forme di acque profonde ma i gigli di mare possono abitare anche in acque poco profonde, specialmente nelle regioni Indo/Pacifiche, Indie Occidentali e Caraibiche dove si trovano il maggior numero di specie.
La loro struttura è formata da un corpo a forma di disco coperto da una pelle coriacea calcarea. Da quì si ramificano cinque braccia flessibili per formare poi molte altre braccia ciascuna con molte pinnule laterali disposte come barbe di una penna. I crinoidi si nutrono di piccoli organismi che vengono catturati grazie all'aiuto dei pedicelli e reti di muco, organismi che vengono poi portati alla bocca che si apre nella superficie superiore del calice.

Il sistema nervoso è costituito da un anello orale e un nervo radiale che corre in ciascun bracio. Hanno sessi separati, le gonadi sono delle semplici masse di cellule presenti nella cavità genitale delle braccia e delle pinnule; i gameti fuoriescono mediante la rottura della parete di una pinnula. La larva per un certo tempo resta pelagica poi si fissa al substrato e compie la metamorfosi. La maggior parte dei crinoidi vivente raramente supera i 60 cm. ( la norma si aggira sui 15 - 30 cm) ma le forme fossili erano lunghe fino a 20 mt.
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Parliamo del Polpo
Il Polpo, o come meglio identificato l'Octopus Vulgaris. Ma prima di parlare del polpo è doveroso tracciare la storia dei cefalopodi, veri capolavori della natura.
I cefalopodi, i cui rappresentanti più conosciuti sono le seppie i calamari e i polpi hanno percorso durante la loro evoluzione lo stesso cammino a spirale che percorsero le chiocciole; alll'inizio erano nudi, poi si costruirono una casa e alla fine si ritrovarono nudi.
Nel perido del Cretacico esistevano cefalopodi così grandi che le loro conchiglie non sarebbero passate attraverso una porta. Oggi di tutti i cefalopodi provvisti di conchiglia sopravvive solo il Nautilo ( o Nautilus) che è considerato un vero e proprio museo dell'antichità zoologica e al quale dedicherò una delle mie prossime puntate.
I cefalopodi hanno quindi rinunciato a costruirsi delle case e per l'appunto questa loro rinuncia va di pari passo con l'evolversi della loro intelligenza, I cefalopodi provengono dalla famiglia dei gasteropodi, i loro antenati erano probabilmente animali terrestri e, secondo l'abiltudine delle chiocciole, strisciavano probabilmente sopra una suola.

Quando incominciarono a nuotare trasformarono questa suola in un tubo ed ebbe così origine quel sacco che oggi sta fra gli occhi.

Rienpiendolo e svuotandolo alternativamente i cefalopodi si muovono come un motore a razzo.
Questo animale non ha nulla in comune con l'uomo dal punto di vista dell'evoluzione, però è innegabile che, quando il plasma si organizza e diventa "creatura" appaiono delle costruzioni basate sugli stessi principii. Uno degli esempi più convincenti ce lo offre l'occhio.

I polpi sono provvisti di occhi talmente simili, fin nei minimi particolari, a quelli dei vertebrati che solo uno specialista con l'aiuto di un microscopio potrebbe stabilire che non si tratta dell'occhio di un vertebrato. L'occhio del polpo è il miglior strumento ottico creato in natura e per sapersi servire di un apparecchio visivo così perfezionato il proprietario deve potersi valere di un alto grado di intelligenza.

Il solo senso della vista di un polpo ci prepara a ciò che di straordinario ci rivela lo studio di questo animale. Un inesplicabile meccanismo, che è rogolato dagli occhi e che diviene nullo dopo la perdita di essi, è il mimetismo.
La pelle dei polpi, come quella di numerosi animali a pelle nuda, è cosparsa di cellule contenenti granuli colorati. L'apparato cromatico è comandato dal sistema nervoso e questo, a sua volta, è comandato dagli occhi.

Per mezzo di un complicatissimo dispositivo, l'immagine del mondo esterno, che si forma sulla retina dell'occhio, viene proiettata sulla pelle ed ecco che... nell'acqua azzurra la pelle diventa azzurra, nell'acqua verde, verde; sulla sabbia gialla l'animale diventa giallo e sulle pietre nere diventa nero.

Se gli scogli sono grossi e multicolori la pelle diviene maculata a grosse chiazze, se si tratta invece di ghiaia le macchie sono più piccole e la colorazione quella dell'ambiente che la circonda. Non è raro vedere un polpo che cambia colore mentre si sposta da un ambiente all'altro.

I polpi sono maestri nell'arte di camuffarsi tanto che le loro vittime cadono inavvertitamente nell'intrico dei loro tentacoli. I polpi che vanno a caccia di notte sono provvisti di due tipi di occhi; occhi che ricevono la luce ed occhi che la emanano, e i più bei organi luminosi, naturalmente, si trovano nei cefalopodi abissali.
I cefalopodi sono i soli animali che, come l'uomo, facciano uso di strumenti. Essi prendono un sasso piatto, si avvicinano strisciando a una conchiglia, introducono rapidamante il sasso tra le valve e risucchiano l'animale, tenuto aperto a forza. Assomigliano alle scimmie superiori anche nel fatto che in cattività s'immalinconiscono e molti si suicidano. Rifiutano il cibo, si mangiano i tentacoli e muoiono di inedia.
Molti anni fa, siamo agli inizi degli anni 50, quasi per misurare l'intelligenza di questo straordinario animale, venne condotto nell'acquario di Napoli un interessante esperimento: un grosso gambero marino fu introdotto nella vasca di un polpo, i due nemici lottarono in maniera così accanita che si dovette trasferire il gambero, che minacciava di soccombere, in una vasca vicina ma separata da una parete di cemento. La soluzione non fu però definitiva perchè dopo poche ore il polpo saltò d'un balzo la parete divisoria e fece a pezzi il suo avversario.

Un animale dotato di tanta intelligenza e sensibilità, di occhi che non solo vedono ma anche brillano, un animale che cambia il modello della sua veste, che sprizza inchiostro di giorno e fuochi d'artificio di notte, che sul corpo reca lanterne
per adescare e per spaventare, che con otto tentacoli può strozzare un nemico ma anche abbracciare un amico, insaziabile nella voracità inconciliabile nell'odio, un animale simile è, come si può facilmente immaginare, grande anche nelle sue manifestazioni amorose........... ma di queste varrà la pena scriverne un capitolo a parte.
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